Animati da spirito fraterno, i presbiteri non trascurino l’ospitalità, pratichino la beneficenza e la comunità di beni avendo speciale cura di quanti sono infermi, afflitti, sovraccarichi di lavoro, soli o in esilio, nonché di coloro che soffrono la persecuzione. È bene che si riuniscano volentieri per trascorrere assieme serenamente qualche momento di distensione e riposo (…).
Inoltre, per far sì che i presbiteri possano reciprocamente aiutarsi a fomentare la vita spirituale e intellettuale, collaborare più efficacemente nel ministero ed eventualmente evitare i pericoli della solitudine, sia incoraggiata fra di essi una certa vita comune o una qualche comunità di vita, che può naturalmente assumere forme diverse, in rapporto ai differenti bisogni personali o pastorali: può trattarsi, cioè, di coabitazione là dove è possibile, oppure di una mensa comune, o almeno di frequenti e periodici raduni.
Concilio ecumenico Vaticano II
Presbyterorum ordinis 8