21 gennaio - L’anima del movimento ecumenico

Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione (…). Perciò dobbiamo implorare dallo Spirito divino la grazia di una sincera abnegazione, dell’umiltà e della dolcezza nel servizio e della fraterna generosità di animo verso gli altri (…).
Anche delle colpe contro l’unità vale la testimonianza di san Giovanni: «Se diciamo di non aver peccato, noi facciamo di Dio un mentitore, e la sua parola non è in noi» (1Gv 1, 10). Perciò con umile preghiera chiediamo perdono a Dio e ai fratelli (…), come pure noi rimettiamo ai nostri debitori.
Si ricordino tutti i fedeli, che tanto meglio promuoveranno, anzi vivranno in pratica l’unione dei cristiani, quanto più si studieranno di condurre una vita più conforme al Vangelo.
Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani, devono essere considerate come l’anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale.

Concilio ecumenico Vaticano II
Unitatis redintegratio 7-8