Se ti guardi attorno, per certe città dove passi, (…) diresti utopia il testamento di Gesù se non pensassi a lui, che pure vide un mondo simile a questo e, al colmo della sua vita, parve travolto da esso, vinto dal male. (…)
Guardava il mondo così come lo vediamo noi, ma non dubitava. Pregava di notte il Cielo lassù e il Cielo dentro di Sé: l’Essere vero, il Tutto concreto, mentre fuori per le vie camminava la nullità che passa.
Occorre fare anche noi come lui (…). Allora t’accorgerai che, con gli occhi non più spenti, guardi il mondo e le cose, ma non più tu li guardi: è Cristo che guarda in te, e rivede ciechi da illuminare e muti da far parlare e storpi da far camminare. Ciechi alla visione di Dio dentro e fuori di loro, storpi immobilizzati, ignari della divina volontà che dal fondo del loro cuore li sprona al moto eterno che è l’eterno amore.
Vedi e scopri (…) il tuo vero io, che è Cristo, la realtà vera di te in loro, e, ritrovatolo, ti unisci con lui nel fratello. Così accendi una cellula del Corpo di Cristo, cellula viva, focolare di Dio, che ha il fuoco da comunicare agli altri e con esso la luce.
Chiara Lubich
Scritti Spirituali/2
Città Nuova, Roma 19972, p. 161