«Accipite et manducate... Accipite et bibite… ». L’auto-donazione di Cristo, che ha la sua scaturigine nella vita trinitaria del Dio-Amore, raggiunge la sua espressione più alta nel sacrificio della Croce, di cui l’Ultima Cena è l’anticipazione sacramentale.
Non è possibile ripetere le parole della consacrazione senza sentirsi coinvolti in questo movimento spirituale. In certo senso, è anche di sé che il sacerdote deve imparare a dire, con verità e generosità: «prendete e mangiate». La sua vita, infatti, ha senso se egli sa farsi dono, mettendosi a disposizione della comunità e a servizio di chiunque sia nel bisogno.
Questo, appunto, Gesù si aspettava dai suoi Apostoli, come l’evangelista Giovanni sottolinea raccontando della lavanda dei piedi. Questo anche il Popolo di Dio si attende dal sacerdote (…).
Il sacerdote attua nella propria carne quel «prendete e mangiate» con cui Cristo, nell’Ultima Cena, affidò se stesso alla Chiesa.
Giovanni Paolo II
Lettera ai sacerdoti
Giovedì Santo 2005, n. 3