4 maggio - Dono a cui non rinunciare


Il sacerdozio richiede una particolare integrità di vita e di servizio, e appunto una tale integrità si addice sommamente alla nostra identità sacerdotale. In essa si esprime, in pari tempo, la grandezza della nostra dignità e la “disponibilità” ad essa proporzionata: si tratta dell’umile prontezza ad accettare i doni dello Spirito Santo e ad elargire agli altri i frutti dell’amore e della pace, a donare a loro quella certezza della fede, dalla quale derivano la profonda comprensione del senso dell’esistenza umana e la capacità di introdurre l’ordine morale nella vita degli individui e degli ambienti umani.
Poiché il sacerdozio è dato a noi per servire incessantemente gli altri, come faceva Cristo Signore, non si può ad esso rinunciare a causa delle difficoltà che incontriamo e dei sacrifici che ci sono richiesti. Allo stesso modo degli Apostoli, «noi abbiamo lasciato tutto per seguire Cristo» (cf Mt 19, 27); dobbiamo, perciò, perseverare accanto a lui anche attraverso la croce.

Giovanni Paolo II
Lettera ai sacerdoti
12 aprile 1979, n. 4