La vita comune impegna tutta quanta la persona e per questo si distingue da un qualsiasi gruppo psicologico (tipo club sportivo, associazione civile o religiosa, sindacati ecc.), il quale è costituito da individui che si associano in vista di finalità particolari e che perciò interagiscono limitatamente agli interessi comuni da perseguire (…) così che per tutto il resto (ideologie, affettività, religiosità) ognuno rimane chiuso in se stesso, geloso della propria privacy.
Lo stare insieme fra sacerdoti può correre appunto questo rischio: (…) che invece di formare una comunità dove la legge della comunione tra persone ha il primo posto, vivano come un gruppo di individui che stanno insieme accidentalmente in vista dell’identico scopo da raggiungere, e senza perciò interagire, senza confrontarsi sugli altri aspetti della propria vita, e quindi iperatrofizzando il proprio io interiore reso inaccessibile agli altri. È individualismo, mascherato dal fatto di vivere insieme, giustapposti ma non comunicanti.
Silvano Cola
Scritti e testimonianze
Gen’s, Grottaferrata 2007, pp. 65-66