
Un parroco che maldestramente vedesse solo la propria parrocchia e la sua attività sacerdotale orientata unicamente ad essa, sminuirebbe la misura del servizio che presta nel presbiterio della sua diocesi; un vescovo che vivesse solo per la propria diocesi e non si considerasse allo stesso tempo come vescovo della Chiesa universale, sminuirebbe anch’egli il suo servizio.
Il rapporto con l’insieme più grande richiede senza dubbio l’obbedienza, la sottomissione alla repraesentatio Christi capitis tramite chi è “superiore” a noi. Ma ciò non è ancora tutto. La competenza del sacerdote deve essere presa in considerazione nell’essere assieme agli altri che svolgono lo stesso ministero. (…) Solo così è chiaro che il singolo sacerdote non si sostituisce al caput Christi, ma riconosce la relatività del proprio compito di repraesentatio.
Che Cristo agisca come caput nel sacerdote, non toglie affatto che Cristo stia come caput al di sopra di ogni sacerdote: ma ciò (…) prende forma se i sacerdoti lasciano fra loro quello spazio, nel quale emerge Cristo come loro comune centro.
Klaus Hemmerle
Tra diocesi e Chiesa universale
Internationale Katholische Zeitschrift 1974, n° 1, p. 29