
È con la passione in croce e col grido d’abbandono che Gesù ha unito gli uomini con Dio e fra di loro. È là infatti che egli ha preso su di sé ogni peccato, ogni dolore e disunità, e li ha superati. (…) Nonostante l’enorme separazione dal Padre che egli sentiva in quel momento, ha detto: «Nelle tue mani raccomando il mio spirito». (…)
Così anche noi, ogniqualvolta ci troveremo di fronte a un dolore che assomiglia al suo, dobbiamo non stare fermi, non fermarci nel trauma, ma andare al di là con l’amore. (…)
Prima si va in fondo al cuore e si dice a Gesù abbandonato: «Sei tu l’unico mio tesoro». Poi ci si butta a fare quello che Dio ci chiede nel momento seguente, ci si lancia, ad esempio, ad amare quei fratelli che abbiamo davanti. (…)
Non ci si può certo ripiegare su qualche sofferenza personale. Tutti i dolori del mondo sono nostri, perché siamo cristiani, siamo seguaci di Cristo.
Chiara Lubich
Gesù crocifisso e abbandonato: l’unità si fa stile di vita
Gen’s 29 (1999/4-5) pp. 110-112