
Il sacerdote deve essere gentile senza abbassarsi; dolce ma forte, attirare le anime, ma ponendo i limiti opportuni, discretamente paziente, mite senza eccedere e sempre, sempre prudente.
Quello che fa molto male ai sacerdoti è la mancanza di studio; essi non devono mai mettere da parte lo studio che permette approfondimenti inesauribili. I libri buoni e santi sono la salvezza dei sacerdoti e l’amore per loro li libererà da molti mali.
A parte il fatto che gli studi permettono al sacerdote di essere colto, competente e aggiornato per poter consigliare convenientemente e servire soltanto Dio e le anime, questo studio costante – ripeto – lo libererà da un’infinità di pericoli. (…)
Per dedicare tempo agli studi c’è bisogno di raccoglimento, virtù questa imprescindibile per il cuore del sacerdote e per le sue relazioni con il mondo.
Conchita Cabrera De Armida
Sacerdoti di Cristo
Città Nuova, Roma 2008, pp. 190-191